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Gli Italiani e il risparmio. 23a edizione dell’indagine Acri-Ipsos

Acri presenta la 23a edizione dell’indagine realizzata con Ipsos in occasione della 99ª Giornata Mondiale del Risparmio. 

Scelte consapevoli, educazione, responsabilità: la sfida del risparmio per le nuove generazioni. 

L’indagine integrale si può scaricare qui: www.acri.it/eventi/99a-giornata-mondiale-del-risparmio

Roma, 30 ottobre 2023 – Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, martedì 31 ottobre sarà celebrata la 99ª Giornata Mondiale del Risparmio, da sempre organizzata da Acri, l’Associazione che rappresenta le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio Spa. Sul tema “Scelte consapevoli, educazione, responsabilità: la sfida del risparmio per le nuove generazioni”, interverranno il Presidente di Acri Francesco Profumo, il Presidente di Abi Antonio Patuelli, il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.

Come ogni anno, alla vigilia della manifestazione Acri presenta un’indagine, realizzata in collaborazione con Ipsos, che restituisce una fotografia relativa al modo in cui gli italiani gestiscono e vivono il risparmio, alla luce del contesto Paese e della condizione socio-economica personale.

Gli indicatori comuni a tutte le rilevazioni realizzate fino ad ora, a partire dal 2001 (livello di soddisfazione per la propria situazione economica e tenore di vita, atteggiamento e propensione al risparmio e agli investimenti, comportamenti di consumo), sono integrati da domande specifiche che, di anno in anno, consentono di cogliere il punto di vista degli italiani sul tema specifico della Giornata. Il tema di quest’anno sottolinea il valore del risparmio privato in un periodo prolungato di profondi cambiamenti, incertezze e criticità, con particolare attenzione alla prospettiva delle nuove generazioni. Nell’attuale contesto si trovano ad affrontare diverse sfide: precarietà lavorativa, bassi salari (il salario medio di un giovane italiano è significativamente inferiore a quello dei loro coetanei in altri paesi europei), scarsa educazione finanziaria e ridotta fiducia nelle istituzioni finanziarie, elementi che possono influire sulla loro capacità di risparmiare nel lungo termine, con ricadute negative sull’economia del Paese.

IN SINTESI

Lo scorso anno si era persa la forte ventata di ottimismo del 2021 a causa del conflitto in Ucraina, del drammatico aumento del costo dell’energia e delle ricadute pesanti sui prezzi, cui si è associato un periodo di incertezza politica. Oggi il clima è diverso.

Nel 2023 si osserva un ritorno a un cauto ottimismo, con una situazione percepita come meno difficile, e che permette di vivere con maggiore serenità, almeno fino a quando l’orizzonte è immediato. Complice una certa ‘normalizzazione/assuefazione’ all’elevato livello dei prezzi, la speranza di una discesa a breve dell’inflazione, combinata alla percezione di essere in grado di fronteggiare un mondo complesso.

Come certificato da Istat, la fiducia per il clima economico nel nostro Paese che aveva registrato una vera e propria “caduta” nel corso dello scorso anno, è ritornato verso livelli analoghi a quelli della prima metà del 2021.

Lo studio Acri-Ipsos evidenzia un modesto miglioramento del tenore di vita delle famiglie, che torna ai livelli pre-pandemia: è il risultato di famiglie in forte difficoltà economica, in calo rispetto al 2022, e famiglie che hanno registrato una migliore tenuta del tenore di vita, in crescita rispetto allo stesso anno. Ciò si accompagna a una minore insoddisfazione: scende dal 17% al 14% la quota di chi appare seriamente in difficoltà.

Guardando al futuro, le previsioni sull’andamento dell’economia personale, locale, fino ad arrivare a quella europea e mondiale, portano gli italiani da un marcato pessimismo dello scorso anno ad un rimbalzo positivo dell’anno in corso, trainato da forti attese personali, specie nella generazione di mezzo. Solo riguardo la situazione del Paese non si osserva questo minore pessimismo, i dati rimangono in linea col 2022.

Il mercato del lavoro aiuta i singoli ad essere fiduciosi: le famiglie colpite da una situazione lavorativa sfavorevole sono diminuite grazie al progressivo calo del tasso della disoccupazione che si osserva nel Paese. Al contempo, il tenore di vita è migliorato per il 14% (contro un 7% del 2022) e cala la quota di coloro che hanno visto peggiorare la propria condizione economica (dal 19% nel 2022 al 13% di quest’anno).

La percezione dell’aumento dei prezzi a causa dell’inflazione non si arresta e continua a mantenere elevato il livello di preoccupazione della popolazione italiana circa l’impatto sul proprio bilancio familiare; circa un terzo degli italiani si dichiarano molto preoccupati. Ma nel frattempo hanno adottato strategie di contenimento che sembrano risultare loro efficaci, dalla ricerca di offerte, all’apertura a nuovi prodotti e all’acquisto online.

A livello finanziario, si nota una crescita della propensione verso strumenti finanziari più sicuri, a scapito dell’immobilismo e della liquidità, certamente legata sia all’inflazione, sia ai maggiori rendimenti che offrono molti intermediari e i titoli di stato. Questo in un quadro, comunque, di incertezza verso regole e controlli, che penalizza gli strumenti più a rischio.

I più giovani lamentano una bassa competenza finanziaria, una bassa autonomia gestionale e sono molto interessati ad approfondire i temi. La sfida è quindi culturale e educativa, perché ambiscono a una autonomia che raggiungono solo tardi e a fatica.

In questo scenario incerto, si indebolisce la fiducia nell’Unione Europea e nell’Euro, sostenuta comunque dalle nuove generazioni: i dati evidenziando una polarizzazione tra chi ha fiducia nelle azioni e nelle scelte che verranno prese e chi no (51% si fida vs 49% non si fida).

A intaccare la fiducia ha contribuito la politica dei tassi di interessi della BCE per contrastare l’inflazione: ha messo in difficoltà molte famiglie e imprese che si sono trovate a pagare interessi più alti su mutui, prestiti, e finanziamenti, che sono tra le più critiche verso l’Ue.

Un altro fenomeno va sottolineato: si indebolisce anche l’idea che l’Europa, sempre riconosciuta per la sua tutela delle libertà e dei singoli, sia efficace nel difendere gli ideali democratici e la capacità competitiva dell’Unione sui mercati internazionali, come sottolineano le crisi legate a materie prime ed energia.

Sembra allentarsi il legame percepito tra Responsabilità sociale e ambientale, abilitatori della competitività aziendale e lo sviluppo economico del Paese; rimane importante il contributo delle associazioni di categoria, dei corpi intermedi, del Terzo settore nel garantire coesione sociale e sviluppo. I singoli cittadini rimangono molto attivi, sia come volontariato, donando il proprio tempo, e ancor più facendo donazioni per sostenere il Terzo settore e iniziative benefiche. Coerentemente, è sempre forte la percezione del ruolo sociale del risparmio, strumento fondamentale per garantire crescita economica, sviluppo sociale e civile del Paese.

 

ANALISI DI DETTAGLIO

La ricerca: metodologia

L’indagine è stata realizzata dal 22 settembre al 7 ottobre tramite interviste telefoniche (fisso e mobile) con tecnologia Cati – Computer Aided Telephone Interviews – ed è stata arricchita con alcuni dei risultati delle indagini congiunturali prodotte da Istat e con dati provenienti da altri Osservatori condotti da Ipsos nell’anno in corso, per tenere traccia del punto di vista degli italiani. Sono state svolte circa 1.000 interviste, presso un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta, stratificato in base ai seguenti criteri: area geografica e ampiezza del centro, sesso ed età. In corso di elaborazione, i risultati sono stati ponderati al fine di riprodurre fedelmente l’universo di riferimento (fonte Istat).

Il Futuro dell’economia, personale e globale

Il forte pessimismo degli italiani sul clima economico del Paese che aveva contraddistinto il 2022, trascinando verso il basso la fiducia di consumatori e aziende, si è significativamente allentato, lasciando spazio, quest’anno, a un rimbalzo positivo, accompagnato da una ripresa della fiducia di famiglie e imprese; complice un complessivo buon livello di soddisfazione per l’andamento delle proprie finanze e un calo di coloro che sono molto insoddisfatti della propria situazione economica.   

Vi è, inoltre, in generale un clima di più cauto ottimismo guardando ai prossimi 2 o 3 anni, nonostante permangano condizioni di difficoltà e incertezza economica e sociale. Ed è proprio l’incertezza delle prospettive che induce a dare più spazio all’oggi, alla vita attuale, anche se non può venire del tutto meno la necessità di inserire le proprie scelte di consumo e investimento in una cornice di più ampio respiro.

Nel corso del 2023, nonostante continuino a prevalere le famiglie che lamentano la difficoltà di tenuta o il peggioramento del tenore di vita, cresce chi dichiara di aver avuto un miglioramento del proprio tenore, in crescita rispetto al 2022 (14% vs. 7%), mentre coloro che lamentano un peggioramento scendono (13% vs. 19%). Di fatto questi dati segnano un ritorno a una situazione più simile a quella pre-pandemica. Infatti, nel 2022, dopo un anno in cui aveva prevalso una ventata di ottimismo (2021), gli italiani erano stati investiti da un’ondata di forte pessimismo, alimentata da un nuovo contesto fuori controllo: il conflitto in Ucraina e la spirale inflazionistica che faceva temere un rischio di recessione.

Nel 2023 gli italiani mostrano di aver riguadagnato una timida fiducia, non tanto per la crescita degli ottimisti, che rimangono stabili (27% vs 26%) quanto per una più ridotta quota di pessimisti (52% vs 58%); i più radicali si riducono di 9 p.p. passando da 29% a 20%. Complessivamente assistiamo dunque ad un rimbalzo positivo rispetto all’anno in corso; -25 il saldo tra 27% ottimisti e 52% pessimisti nel 2023 vs -32, il saldo tra ottimisti pari al 26% e pessimisti pari al 58% nel 2022.

Sono in particolare le prospettive economiche personali che volgono in positivo: +11 p.p. il saldo tra chi pensa che nei prossimi 3 anni la propria situazione personale migliorerà vs peggiorerà. E sono i più giovani, i 18-30enni, in particolare a guardare la propria situazione economica con maggior ottimismo per il futuro, seguiti dai Millenial (31-44 anni) che recuperano le attese. Rimane invece alto il pessimismo sulla situazione economica del Paese, con un 54% di pessimisti e solo un 17% di ottimisti.

Questa situazione ha consentito agli italiani una accresciuta capacità di risparmio (48% è riuscito a risparmiare vs 43% nel 2022) e una minor necessità di intaccare i propri risparmi. Allo stesso tempo emerge una lieve ripresa degli investimenti più orientati a strumenti finanziari meno rischiosi.

Guerre e inflazione: cosa ci riserva il futuro

La preoccupazione per il conflitto in Ucraina si attenua, probabilmente per il suo protrarsi nel tempo, pur rimanendo a livelli alti e non si prospetta una fine a breve termine; perdura la minaccia del ricorso al nucleare. Il 72% degli italiani, infatti, è preoccupato per il conflitto in Ucraina, che sembra poter durare ancora a lungo, tanto più che si paventa il rischio di un allargamento ai Paesi dell’Europa orientale o addirittura, un’estensione a livello mondiale. Rimane alto il timore di possibili rincari dei costi dell’energia e dei prezzi delle materie prime, a causa del perdurare del conflitto, nonostante una certa stabilizzazione registrata nel corso del 2023 e dell’instabilità in Medio Oriente.

La preoccupazione per il caro vita tocca tutti o quasi, un terzo degli italiani ne è molto preoccupato e ben tre quarti ha attivato delle strategie di contenimento per alleggerire le ricadute sul bilancio familiare, che sembrano aver avuto successo.

Sono 3 su 4 gli italiani che hanno già messo in atto delle strategie di contenimento dell’impatto del caro prezzi: la ricerca di sconti e promozioni si conferma la strategia più adottata per far fronte al caro prezzi. Rivolgersi all’online o cambiare il canale di acquisto, fare scorta di prodotti in promozione, ricercare formati più convenienti, decidere di cambiare il brand di riferimento e l’attenzione a non sprecare sono solo alcune delle strategie adottate che interessano tutte le categorie.

L’Europa e l’Euro

In questo contesto l’Unione Europea appare meno solida come punto di ancoraggio; sono circa la metà (51%) gli italiani che hanno piena fiducia (vs. 57% nel 2022) percentuale che cresce soprattutto tra i più giovani (18-30 anni); quasi due italiani su tre sono convinti che andrà nella giusta direzione, sebbene crescano gli scettici soprattutto nella fascia più adulta della popolazione (45-64).

L’Unione Europea rimane fortemente associata al concetto di libertà: libera circolazione di beni, servizi e denaro (33%), libertà di movimento (29%) tratto riconosciuto soprattutto da chi ha fiducia (+33 p.p.). Si riconosce alla UE l’impegno nel favorire la cooperazione economica, (27%), ma si evidenzia una sua maggior difficoltà, rispetto al 2022, a garantire ai Paesi membri maggior competitività in un contesto allargato con Paesi esteri di dimensioni molto più grandi.

Per coloro che hanno fiducia nell’Unione Europea, essa rappresenta anche una garanzia che le istituzioni dei Paesi operino in modo trasparente e democratico. Emergono alcuni aspetti più critici: eccesso di burocrazia (34%), percepito in misura addirittura maggiore rispetto ad un anno fa (28%), prevalenza della dimensione politica (27%), vincoli all’autonomia di scelta dei Paesi membri (21%).

Chi si fida dell’Unione Europea sono i più giovani (18-30 anni) anche se con meno intensità rispetto al 2022, seguiti dai Millenial (31-44 anni), mentre i più critici appartengono alla fascia di età 45-64 anni, che forse più di altri ha avuto in passato una forte fiducia nel progetto europeo. Tra i più giovani emerge un’idea più positiva dell’Unione Europea su molti aspetti, tra cui spiccano la cooperazione economica (+14 p.p rispetto al totale) e l’impegno della UE rivolto a quegli ambiti e settori a cui sono maggiormente sensibili, come clima, ambiente, salute, relazioni esterne e sicurezza, immigrazione (+13 p.p rispetto al totale).

La prospettiva di uscire dall’Unione Europea continua ad essere vista come un grave errore da due terzi degli italiani; si crede infatti, che anche nel prossimo futuro andrà nella giusta direzione (58% vs 61% nel 2022), tuttavia stanno crescendo progressivamente gli scettici (34% pensa che andrà nella direzione sbagliata vs 28% nel 2022) a causa del contesto socioeconomico e delle scelte complesse che il periodo e le circostanze impongono, come la politica della BCE dei continui rialzi dei tassi di interesse.

Guardando alla moneta unica, crescono gli insoddisfatti (58% vs 55% nel 2022) soprattutto tra le fasce più deboli della popolazione (residenti nel Sud e Isole, persone che non lavorano, che hanno un titolo di studio basso).  E sebbene il 58% ritenga che avere la moneta unica non possa che portare dei vantaggi anche nel lungo periodo, si osserva una significativa crescita dei più diffidenti su questo aspetto.

Risparmio e Consumi: ultimi 12 mesi e attese per i prossimi 12

La capacità delle famiglie di gestire una situazione complessa e far fronte a spese quotidiane e impreviste ci restituiscono l’evidenza di una buona tenuta dei consumatori e dei risparmiatori.

Si conferma con particolare evidenza l’attitudine tradizionalmente positiva degli italiani verso il risparmio; si riscontra anche per le famiglie più in difficoltà economiche che si sono sforzate di aumentare il risparmio, facendo meno ricorso a prestiti o ai risparmi accumulati.

Il concetto di risparmio ha un’accezione prevalentemente positiva: è associato per lo più alla tranquillità (39%), ma anche a tutela (22%), saggezza (16%) e crescita (10%); risparmiare implica anche una proiezione al futuro per un italiano su quattro. Allo stesso tempo, per un italiano su tre, il risparmio oggi, più di un anno fa, implica fare dei sacrifici (29% vs 25% nel 2022).

Crescono coloro che vivono la capacità di risparmio con meno ansia e senza troppe rinunce

(53% vs 49% nel 2022), tornando di fatto ai livelli del 2021, a fronte di una contrazione di coloro che non vivono tranquilli se non mettono da parte dei risparmi (34% vs 37% nel 2022),

I risparmi accumulati, anche grazie al periodo del lock down, permettono a molti italiani di fare fronte a spese impreviste con mezzi propri e con una certa tranquillità per piccoli importi. Si tratta di un numero in lieve crescita rispetto allo scorso anno: 77% le famiglie in grado di far fronte a spese non programmate pari a 1.000 euro (75% nel 2022).

Risulta, invece, più difficile affrontare spese impreviste di entità importanti, stante il perdurare di un elevato tasso di inflazione e la volontà di mantenere i propri consumi: il 36% delle famiglie è in grado di fare fronte a spese non programmate di 10.000 euro, in lieve calo rispetto al 2022 (39%).

La relazione tra risparmio e investimento

Nell’attuale contesto di incertezza economica, rimane forte la propensione degli italiani verso la liquidità come forma di protezione dall’imprevisto.

Tuttavia, si osserva una crescita della propensione verso strumenti finanziari meno rischiosi, che possano mettere al riparo dall’erosione dei propri risparmi dovuta all’inflazione e godere di tassi via via sempre più positivi.

Per più di un terzo degli italiani l’accumulo di denaro è fine a sé stesso. Tra i due terzi che invece risparmiano con una progettualità futura, emerge una visione più a breve termine rispetto al 2022.

Nel 2023 cresce il livello di apertura all’investimento: il 36% dichiara di investire una parte dei risparmi rispetto al 34% nel 2022. Si mantiene costante la propensione a spendere il denaro o a tenerlo a disposizione sul conto corrente che riguarda il 62% degli italiani (era il 63% nel 2022 e il 61% nel 2021).

Aumenta in maniera rilevante la propensione a strumenti finanziari più sicuri (38% vs 23% nel 2022) che offrono maggiore stabilità e una minore esposizione al rischio, questo a scapito della liquidità, che passa dal 35% al 26% e di strumenti più rischiosi come l’azionario che scendono dal 10% dello scorso anno al 7% del 2023.

Nell’investire, si guarda alla rischiosità dell’investimento (28%) e alla solidità del soggetto proponente (21%). Diminuisce invece la quota di coloro che investirebbero in attività con impatto positivo su ambiente e società (20%), ritornando ad un livello del tutto simile a quanto registrato 2021 (19%): la situazione di crisi sembra aver fatto venir meno l’interesse a investire in sostenibilità.

Il valore del risparmio nell’era dell’incertezza tra le generazioni

Si rafforza la consapevolezza del legame tra risparmio e crescita del Paese all’insegna di uno sviluppo sociale e civile (78% vs 75% nel 2022). Una consapevolezza di fatto trasversale a tutte le generazioni.

Se la crisi del 2022 aveva portato ad individuare nella crescita economicamente e socialmente sostenibile, legata al tema della transizione ecologica, la chiave di volta dello sviluppo economico, nel 2023 questo legame appare meno solido agli occhi della popolazione italiana. Gli italiani che considerano cruciale la sostenibilità economica e sociale per lo sviluppo economico del Paese scendono dal 64% registrato nel 2022 al 56% di quest’anno. Fanno eccezione i giovani che mostrano maggior sensibilità soprattutto per i temi della sostenibilità economica e sociale (60% li ritiene molto importanti) di cui si sentono probabilmente i beneficiari più prossimi.

Come si evince da un’analisi complessiva dei risultati, oggi il futuro prossimo preoccupa un po’ meno: circa un terzo degli italiani (erano un quinto nel 2022) pensa ai prossimi 2 o 3 anni con fiducia e tranquillità quando può contare sugli affetti familiari, sulle necessarie risorse economiche per le proprie esigenze personali e su un lavoro che garantisca stabilità economica.

La dimensione sociale è ben radicata nella realtà italiana e ne permea la quotidianità, il legame tra risparmio privato e benessere della collettività passa anche dalle donazioni, dal 5X1.000, dal volontariato. Aumenta la quota di italiani che fanno delle donazioni in denaro annualmente (64% vs 59% nel 2022) anche se con minore regolarità. 1 Italiano su 2 svolge – almeno una volta l’anno – attività di volontariato a favore di un’associazione o di un’organizzazione senza scopo di lucro e partecipa ad attività, incontri, eventi organizzati da associazioni culturali, ambientaliste, anche in questo caso con una minore frequenza rispetto al 2022.

Sono i giovani di 18-30 anni che dichiarano un maggior impegno nel sociale: sono maggiormente coinvolti nelle donazioni, nel volontariato e nella partecipazione attiva in associazioni culturali, ambientaliste, e si adoperano in questi ambiti con maggior frequenza rispetto al resto della popolazione.

Di fatto i giovani oggi crescono in un contesto in cui l’accesso alle informazioni e alle questioni sociali è molto più ampio rispetto alle generazioni precedenti. Questo significa che sono più consapevoli delle problematiche sociali e sono spinti a fare la loro parte per cercare di migliorare la società.

Inoltre, le organizzazioni e le istituzioni stanno diventando sempre più inclusive nei confronti dei giovani, offrendo loro opportunità di partecipazione attiva e di leadership. Questo incoraggia i giovani a impegnarsi nel sociale e ad assumersi la responsabilità di creare un impatto positivo nella società.

I giovani e la gestione del denaro e del risparmio per progettare il futuro

In Italia l’interesse per i temi relativi alla gestione del denaro e del risparmio sembra essere anche una questione età. Sono i giovani a mostrare una maggiore sensibilità verso questi temi anche se poi non si sentono sufficientemente preparati e hanno quindi poca fiducia nella propria capacità di gestire il denaro.

I giovani 18-30enni sono maggiormente interessati degli adulti (45-64 anni) ai principali temi che riguardano la gestione del denaro: soprattutto vorrebbero sentirsi più preparati sulle principali forme di investimento per il futuro (33% vs 22% tra i 45-64enni)  rispetto alle quali riconoscono una carenza informativa, sugli strumenti di gestione del risparmio (22% vs 13% tra i 45-64enni), sul funzionamento dei fondi previdenziali e di pensione integrativa (24% vs 17% tra i 45-64enni), meno sui prodotti assicurativi.

Anche il tema delle criptovalute attira la loro l’attenzione (23% i giovani interessati vs 9% dei 45-65enni), perché sono strumenti innovativi che utilizzano tecnologie digitali, a cui i giovani si sentono affini.

I giovani sembrano, dunque, del tutto consapevoli dell’importanza della formazione finanziaria per gestire in modo responsabile il denaro, prendere decisioni finanziarie informate e pianificare il proprio futuro finanziario, per raggiungere, in definitiva   l’indipendenza economica che per ora rimane un obiettivo più aspirazionale che reale; solo un quarto di loro dichiara di sentirsi pienamente autonomo.

Pur con una lieve diminuzione, rimane ancora altissima la quota di italiani che si dichiarano preoccupati del futuro economico dopo il pensionamento (sono il 72% vs. 75% nel 2022); al riguardo, i giovani appaiono meno preoccupati (69% vs 72% del totale popolazione), probabilmente in virtù del fatto che vedono il momento della pensione come un evento ancora molto lontano.

Nonostante i timori, solo un lavoratore su 5 dichiara di aver già sottoscritto forme di previdenza integrativa. Un quinto si è semplicemente informato e un terzo circa è aperto verso questa tematica e interessato a ricevere informazioni. Tra i giovani occupati di 18-30 anni la quota dei sottoscrittori di strumenti di previdenza integrativa è inferiore alla media (17% vs 19% tra gli occupati in Italia) e tuttavia sembra comunque elevato l’interesse, poiché circa un terzo sì è comunque già informato su questo tema.

Tra i non sottoscrittori, circa la metà si dichiara interessato a sottoscrivere in futuro una forma di previdenza integrativa, anche se di fatto solo una piccola parte esprime una forte intenzione (6%). Sono i più giovani ad esprimere una maggior propensione (64% vs 51% dei non sottoscrittori) anche se prevedendo di poter affrontare questo investimento per il futuro con le proprie diponibilità economiche, non prima di 4-5 anni. Per molti, soprattutto tra i giovani e fino ai 44 anni la previdenza non è comunque sentita come un’urgenza, avendo al momento altre priorità

In generale, le principali barriere che ostacolano la sottoscrizione dei prodotti di previdenza integrativa sono: le motivazioni economiche e la mancanza di fiducia verso questi strumenti, che è legata ad una modesta conoscenza delle logiche della previdenza integrativa.

Diventa dunque cruciale, per il nostro Paese, sostenere i giovani nel costruire la propria indipendenza e una crescita finanziaria, perché significa creare le condizioni di crescita e sostenibilità economica e consentire di costruire il loro futuro ed il futuro del Paese.

L’indagine integrale si può scaricare qui:

www.acri.it/eventi/99a-giornata-mondiale-del-risparmio

Ufficio Stampa AcriResponsabile Giacomo Paiano – 0668184262 – 3485906381 – giacomo.paiano@acri.it 
 

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