Disfarsi di un immobile: come fare?

Disfarsi di un immobile inservibile è possibile, anche se è in comunione con altri comproprietari. Si può rinunciare alla quota di proprietà “intestandola” agli altri comproprietari. Basta spese per un immobile che produce solo costi e pensieri!

disfarsi

Perché e quando disfarsi di un immobile?

Talvolta le spese di gestione della casa sono proibitive rispetto al valore ricavabile dalla vendita. Nessuno vuole neppure ricevere l’immobile in donazione. Un esempio? Quello di un’abitazione o di un piccolo appezzamento di terreno, magari ereditati in quote da più fratelli, cugini e zii. Ma anche un vecchio immobile ridotto a rudere, disperso in campagna o in montagna. Come destreggiarsi tra Irpef, Imu e Tasi sulla seconda casa, costi di manutenzione e ristrutturazione proibitivi? Come fare se neppure una divisione è economicamente conveniente? Quando non c’è nessuna possibilità di rivendita nel mercato immobiliare, l’unica soluzione razionale è quella di disfarsi del bene.

Disfarsi dell’immobile: come funziona nella pratica?

Per dismettere la proprietà immobiliare occorre un formale atto scritto di rinuncia. La rinuncia viene quindi trascritta nei registri immobiliari ed il gioco è fatto. Disfarsi della proprietà significa ovviamente che qualcun altro ne diventerà proprietario. Se ci sono altri comproprietari questi risulteranno automaticamente proprietari di una quota maggiore. In altre parole, il diritto rinunciato non “passa” allo Stato, ma agli altri comproprietari, che subiscono una proporzionale crescita della loro quota. Gli altri comproprietari dovranno subire questa situazione, ma possono a loro volta rinunciare, a “beneficio” degli altri comproprietari, fino a che ne rimanga uno solo.

E se l’unico proprietario rinuncia alla proprietà?

In questo caso, in base all’art.827 del c.c., la proprietà rinunciata dall’unico proprietario entra nella titolarità dello Stato. Lo Stato infatti non può che subire tale effetto. In altre parole, l’unico proprietario nei fatti “regala” il proprio bene allo Stato, che non incasserà più Imi, Ici o altre tasse-.

Quanto costa disfarsi della proprietà

La rinuncia al diritto di proprietà intero o in quota viene raramente effettuata. Riteniamo che ciò sia dovuto più che altro alla scarsa dimestichezza con la procedura, anche da parte di avvocati e notai che non la consigliano spesso o non la conoscono. Il costo, infatti, non è proibitivo. Ad esempio, nei casi di immobili interi di scarso valore può essere di qualche centinaia di euro. La parcella dell’avvocato e del notaio, e le spese di registrazione dell’atto. Per saperne di più leggi l’articolo dedicato ai costi della rinuncia.

Che fine fanno i debiti della comunione immobiliare rinunciata?

In base all’art.1104 c.c., in caso di comunione ereditaria o convenzionale, il comproprietario rinunciante lascerà il pagamento dei debiti agli altri comproprietari. Sia le spese già maturate, sia dia quelle che matureranno eventualmente in futuro.

Posso disfarmi delle quote condominiali e tenermi la proprietà dell’appartamento?

Se parliamo di condominio dobbiamo fare una precisazione. Posso disfarmi dell’appartamento, comprese le quote millesimali di comproprietà sulle parti comuni. Non si può invece operare una rinuncia alle sole parti comuni (art.1118 secondo comma c.c.).

Come scegliere un avvocato per la divisione immobiliare?

E’ sempre opportuno rivolgersi ad un avvocato immobiliarista che conosca l’interpretazione del tuo Tribunale su questo particolare settore (ad esempio il nostro studio patrocina nei tribunali veneti di Padova, Venezia, Treviso, Vicenza, Verona, Rovigo, Belluno, ma anche in quelli delle regioni limitrofe). Al primo incontro, non partire con la convinzione di agire giudizialmente per avere la liquidazione della propria quota o acquistare l’intera proprietà comune. In genere infatti ci vengono chiesti i costi di tale procedura, la valutazione del bene, tasse, imposte, spese legali, spese di perizia ecc., magari esponendoci il timore che gli avvocati avranno tutto l’interesse a instaurare e proseguire una lunga causa per pretendere grosse parcelle. Questi aspetti sono sicuramente essenziali, ma ti consigliamo cambiare radicalmente la prospettiva! Limitati ad esporre la situazione  e gli obbiettivi ed ascolta quello che un avvocato ti suggerisce.

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